…..assicurati che sia Gragnano! Tu lo assaggi; se è frizzante, lo prendi, se no…” Totò “-…desisto!”

Pasquale –“ Un po’ di frutta secca e poi ti fai dare pure cinque lire in contanti e vai dirimpetto dal vinaio a nome mio, di Don Pasquale il fotografo, e ti fai dare due litri di Gragnano frizzante…..assicurati che sia Gragnano! Tu lo assaggi; se è frizzante, lo prendi, se no…” Totò “-…desisto!”
Chi non ricorda l’esilarante scena di Miseria e Nobiltà?
Il Gragnano è sempre stato nel cuore dei napoletani, rappresentando l’idea stessa del vino, forse perché è poco impegnativo o per l’incredibile connubio che crea con alcuni piatti tipici della nostra cucina. Eppure questo piccolo grande vino, come lo definì Mario Soldati, ha una storia antichissima.


Furono probabilmente i greci ad impiantare le prime viti e, successivamente, i romani furono estimatori del vino qui prodotto. Il nome deriva dal praedium che la gens Grania di origine romana aveva nella zona e che ha lasciato testimonianza in un’epigrafe incisa su una tomba rinvenuta nel 1931 ai confini di Gragnano. Nel medioevo, data l’importanza che la viticoltura rivestiva in zona, quando la cattedrale di Lettere divenne diocesi, questa fu intitolata Santa Maria delle Vigne; inoltre, un detto del XVI secolo, coniato dal monsignor Molinari, declamava le proprietà taumaturgiche del Gragnano: “Si vis vivere sanum, bibe Gragnanum”. Con l’avvento di Napoleone e la nomina di Gioacchino Murat a re di Napoli, tecnici di viticoltura ed enologia furono chiamati direttamente dalla Francia, ed il Gragnano conobbe un periodo di fama in tutta la provincia. Nel 1845 il Gigante affermava: “Il vino di Gragnano, per antonomasia dette il nome a tutti i vini del napoletano, sicché bastava dir Gragnano per intendere un vino fragrante, limpido, abboccato, vocabolo che significa dolce e di vitigno, non artificiale … non vi era cantina a Napoli dove non trovasi il Gragnano. Il Gragnano è stato spesso relegato in un ruolo marginale nel mondo del vino ma, questo popolare calice ha saputo attendere il tempo di un rinnovato interesse capace com’è di strappare un sorriso al primo sorso. Dai greci a Totò, il vino di Gragnano è da sempre una delle bevande più apprezzate sulle tavole napoletane, delizia che esalta il gusto e l’aroma delle uve del Vesuvio.


Condizioni climatiche
Le viti di Gragnano godono dello scudo del Monte Faito che svolge funzioni di termoregolazione, e inoltre sulla benefica protezione dalla brezza marina proveniente dal golfo di Sorrento. Soprattutto nella zona più alta di Pimonte, intorno ai 4/500 metri, le escursioni termiche sono fortissime: in tal modo si ottiene facilmente un buon grado di acidità delle uve, che determinano una notevole concentrazione di sostanze polifenoliche aromatiche. Gragnano è uno dei comuni più famosi della provincia napoletana, conosciuto in tutt’Italia per le proprie produzioni enogastronomiche: si estende su un’amena convalle protetta dalla dorsale dei monti Lattari, del monte Faito e del monte Pendolo. Grazie alla sua posizione naturale, Gragnano ha un clima salutare caratterizzato da estati fresche e inverni non eccessivamente freddi né umidi.
Gragnano, insieme a Lettere e all’altra sottozona, Sorrento, rientra nella doc Penisola Sorrentina. Il disciplinare prevede un uvaggio di Piedirosso, Aglianico e Sciascinoso, elementi della tipicità vinicola campana , con gradazione minima di 11 %, colore rosso rubino; odore vinoso (l’odore che si avverte in una cantina), intenso e fruttato; sapore frizzante, sapido, a volte con una leggera vena amabile.


Il Gragnano rientra nella categoria dei vini frizzanti naturali. Come tale si distingue dallo spumante per la pressione atmosferica, che è solo di un’atmosfera e mezza contro le tre/tre e mezzo dello spumante. La dizione “naturale” poi, ci indica che la CO2 si sviluppa naturalmente in questo vino per effetto delle fermentazioni, e non per insufflazione separata, come avviene per il vino novello ottenuto da macerazione carbonica. Il successo di questo vino è senza dubbio dovuto al gusto piacevole e dolce, capace di esaltare l’uva utilizzata senza stravolgerne il sapore e l’aroma. E’ un vino molto versatile, ribelle, dal colore rosso rubino ,come si fa per tutti i vini spumanti, per conservare maggiore acidità, le uve vengono vendemmiate con lieve anticipo, o quanto meno non oltre la corretta maturazione fenolica, evitando cioè ogni rischio di pericolosa surmaturazione. Alcuni produttori per aumentarne l’effervescenza seguono una vecchia usanza ed aggiungono al vino un goccio di lambiccato ottenuto da uve Catalanesca. Considerato che la vendemmia avviene intorno alla metà di ottobre, il Gragnano per metà dicembre è presente sulle tavole napoletane a Natale: vino di pronta beva si presta ad accompagnare tanto la provola affumicata o il salame di Napoli. Si sposa a meraviglia con i taralli “nzogna e pepe” e certamente non disdegna di essere servito con il capitone di Natale ed è un’emozione con salsiccia e friarielli. Il primo sorso accarezza il palato con la sua effervescenza, il gusto amabile e leggermente sapido conquistano una vasta platea di fruitori, il grado alcolico lo rendono adatto al quotidiano con un’ampia versatilità di abbinamenti da una sontuosa lasagna alla carne di maiale, salsicce con contorno di friarielli, o a cibi che ancora di più si avvicinano alla sua anima popolare come la classica pizza o un tagliere di formaggi e salumi.Un vino da gustare a tavola con la pizza, come suggeriva Veronelli, e “freddo di cantina”.
Un Gragnano d’eccezione è sicuramente quello di Adele Musella.

https://www.winezz.it/prodotto/azienda-vitivinicola-adele-musella-macre-gragnano-penisola-sorrentina-napoli-rosso-dop/

Ma’crè in dialetto campano rappresenta un’esclamazione di stupore.

L’etichetta bianca della bottiglia richiama il complesso dell’Eremo di Santa Maria di Pietraspaccata, il rilievo posto sull’etichetta richiama il rosone in maiolica, elemento caratterizzante della Chiesa.

Un vino dal carattere ben definito, fresco e piacevole perfetto da abbinare alle pietanze della tradizione popolare campana ma non solo, il suo abbinamento perfetto è la pizza napoletana.

Da gustare ad una temperatura di 8 – 10  °C.

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