Il Passito di Pantelleria un vino leggermente liquoroso, dolce e aromatico..

Circondata da un’aura quasi magica, ancestrale, la produzione del Passito nell’isola si fa risalire a oltre duemila anni fa, quando nel 200 a.C. il generale cartaginese Magone descriveva la produzione della forma primitiva dell’oro di Pantelleria.


Il suo segreto è racchiuso in 82 chilometri quadrati, la grandezza dell’isola di Pantelleria, un fazzoletto di terra sospeso nel Mar Mediterraneo, tra la Sicilia e la costa dell’Africa. Nel 2014, l’Unesco ha riconosciuto la Vite ad Alberello di Pantelleria tra i Beni immateriali dell’umanità.

Il paesaggio di Pantelleria è profondamente modellato dalla coltivazione della vite e l’uomo qui ha saputo integrare natura e prodotto. Il tipo di coltura è unico e si chiama ad “alberello basso”: le piantine sono in una conca, una sorta di grande buca nel terreno, sotto il livello del mare per proteggerle dallo scirocco che soffia sull’isola, dalla salsedine e trattenere l’umidità. Per tutti questi motivi, la viticoltura qui si è meritata l’aggettivo di eroica. Ogni passaggio avviene a mano perché i terrazzamenti sono spesso scoscesi e il lavoro è tre volte superiore rispetto a quello richiesto da un vigneto su terraferma. Un gioiello incastonato nelle acque del Mar Mediterraneo tra la Sicilia e le coste della Tunisia, Pantelleria è un’isola meravigliosa che saprà conquistarvi con le sue bellezze naturali e le sue atmosfere suggestive e portatrici di una affascinante cultura arabeggiante. Conosciuta anche come la Perla Nera del Mediterraneo per le colate laviche che caratterizzano il paesaggio: l’isola di Pantelleria è infatti di origine vulcanica, sebbene oggigiorno i fenomeni vulcanici sono ridotti a acque calde e soffioni di vapore, e l’ultima eruzione risalga al XIX secolo.
l disciplinare per la produzione del Passito di Pantelleria è molto rigido: prevede infatti che tutte le fasi, dalla vigna fino all’imbottigliamento, avvengano sull’isola. Le uve sono esclusivamente della varietà Zibibbo e parte dei grappoli vengono lasciati appassire sulla pianta oppure, dopo la raccolta, posti a essiccare nello “stinnituri” per una ventina di giorni, fino a quando il peso dell’uva, si riduce al 60% . E’ proprio questo passaggio che ha dato origine al nome del vino. Uno dei principali produttori di è sicuramente Pellegrino: per la produzione del Passito di Pantelleria si utilizzano esclusivamente uve della varietà Zibibbo. La vendemmia, a settembre trova la terra arida e la produzione è scarsa: solo un chilo e mezzo per pianta, per una produzione massima consentita di 10 quintali per ettaro. La produzione media è di 70-120 quintali per ettaro. Ecco perchè “eroica”. Il suo affinamento dura diversi mesi, fino all’estate seguente. Il Passito di Pantelleria, per legge, non può essere immesso al consumo prima del 1° luglio dell’anno successivo alla raccolta delle uve.

Ha un bel colore giallo dorato dai riflessi ambrati, con un profumo fruttato ed aromatico che ricorda i fichi secchi e la frutta matura, arancia candita, dattero, miele, uva passa e mirto e non manca un senso di lieve piccantezza. Al palato è cremoso, imperlato dalla fine dolcezza della confettura e del miele, e rinfrescato dalla nota agrumata. Il modo migliore per gustarlo è freddo, alla temperatura di 10-12°C. Il Passito di Pantelleria è un vino leggermente liquoroso, dolce e aromatico, eccellente con la piccola pasticceria e biscottini a base di pasta di mandorle e con torte e crostate, così come con la grande pasticceria siciliana. Contrasta piacevolmente con dolci a base di confetture acidule come ribes, frutti di bosco o marmellate di agrumi. Ama i formaggi erborinati o piccanti : un grande vino da ‘meditazione’ e da sorseggiare.

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