Azienda Vitivinicola Terredora Di Paolo Lacryma Christi del Vesuvio DOC 2023 Piedirosso
19,90€
5 disponibili
| Peso | 1,216 kg |
|---|---|
| Denominazione | Lacryma Christi del Vesuvio DOC |
| Zona di Produzione | Vigneto di proprietà selezionati sulle pendici del Vesuvio. |
| Vitigno | Piedirosso100% |
| Vinificazione | Vinificazione classica in rosso, le uve selezionate sono vinificate con una macerazione media di 6-8 giorni. |
| Affinamento | Il vino è lasciato a maturare in piccoli fusti di rovere per 12 mesi, con successivo affinamento in bottiglia per almeno 12 mesi. |
| Gradazione Alcolica | 12,50% |
| Temperatura servizio | 18°-20°C |
| Abbinamenti | Accompagna primi piatti saporiti con sughi di carne, carni bianche e rosse, formaggi di media stagionatura anche piccanti, pizza. |
| 92 / 100 | James Suckling |
| 90 / 100 | Vinous |
| 2 stelle | Guida Veronelli |
| 90 / 100 | Robert Parker, Wine Advocate |
| Bronze Medal | International Wine Challenge |
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Seconda l’antica leggenda, Dio pianse nel ritrovare nel Golfo di Napoli un lembo del paradiso rubato da Lucifero e, laddove le sue lacrime caddero, prosperò la vite. Il Piedirosso, vitigno che cresce sulle pendici del vulcano Vesuvio, celebra dalle ceneri la vita e testimonia l’incessante opera di recupero e innovazione che Terredora profonde nella valorizzazione della viticoltura della regione. Essenza di fuoco e mare la cifra del Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Terredora.
“Vino dalla forza magra, il sapore della lava, dei lapilli e delle ceneri che seppellirono Ercolano e Pompei” (Curzio Malaparte).
Tra i vini più affascinanti e ricchi di storia del panorama italiano, il Lacryma Christi del Vesuvio occupa un posto d’onore. Prodotto sulle pendici del Vesuvio, questo vino racchiude il sapore della terra vulcanica, l’influsso del mare e un’eredità millenaria che intreccia mito, storia e natura: non rappresenta solo un vino, ma un simbolo identitario della Campania. In ogni calice si ritrova il calore del sole, il respiro del mare, la forza del vulcano e la memoria di civiltà antiche.
È un vino che racconta la storia di un territorio unico, dove la bellezza e la potenza della natura convivono con la dedizione dell’uomo e l’eco dei secoli.
Tastings Notes
Rosso rubino, dagli intensi riflessi violacei.
Intensi sentori speziati, minerali e chiodi di garofano.
Elegante e morbido, al palato offre piacevoli note di frutti rossi maturi, prugna e sentori di tabacco, caffè e pepe macinato.
La cantina Terredora è sita nello scrigno paesaggistico di Serra di Montefusco, in provincia di Avellino, fra le cinque campane l’area più montuosa e collinare della regione. Posta a cavallo del crinale che separa la Valle del Sabato dalla Valle del Calore, ha un’architettura che ricerca costantemente la funzionalità del lavoro, anche se non mancano momenti in cui questi stessi spazi ospitano eventi, in quel sottile file rouge per cui il vino è socialità. La decisione di costruire la cantina a Montefusco non fu casuale. Fu frutto della presenza delle tenute nei comuni di Santa Paolina, Montefusco, Montemiletto, Montefalcione, Lapio, posti l’uno contiguo all’altro, quasi come un’ideale strada del vino fra gli areali delle tre DOCG irpine: Greco di Tufo, Taurasi e Fiano di Avellino. Se oggi la posizione di Montefusco è straordinaria perché centrale rispetto alle zone di produzione delle più importanti denominazioni vinicole della Campania,
in passato lo fu per ragioni politiche, atteso che quello che è oramai un piccolo e montuoso comune fu capoluogo amministrativo del Principato Ultra, il cui territorio corrisponde all’attuale provincia di Avellino. Montefusco mantenne questa posizione fino al 1806, quando con l’arrivo dei francesi si operò una razionalizzazione delle province. In base a criteri moderni Montefusco era ormai un luogo scomodo e piccolo per ospitare la sede di una grande provincia, freddo e inaccessibile durante l’inverno. Quelle qualità militari che ne avevano fatto la fortuna nel Medioevo e durante tutta l’Età Moderna non erano ritenute più utili in un’epoca di sviluppo e innovazione. Il declino colpì queste terre che hanno cominciato a godere di un certo benessere solo a partire dagli anni Settanta, grazie al riconoscimento della DOC prima e nel 2003 della DOCG del Greco di Tufo.









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